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Cinema, il bagherese D'Alessandro comparsa nel film "Il Traditore"

Tra le comparse del film di Bellocchio c'è il bagherese Diego D'Alessandro con un passato da calciatore nelle fila del Palermo degli anni 80, pochi frame per il bagherese che assiste all'interrogatorio del pentito Tommaso Buscetta.

buscetta dalessandroCome i migliori film di mafia anche Il traditore parte con una festa. Non è un matrimonio ma una riunione di diverse famiglie mafiose. In questa riunione, che darà origine a una foto di gruppo importante, c’è il mafioso che non somiglia agli altri mafiosi, il capo che non è che un soldato semplice, l’unico vestito di bianco: Tommaso Buscetta. Lungo tutto il film vedremo la sua vita in Sud America, poi i processi, le sue ragioni, i suoi ricordi e il lavoro con Falcone, i morti ammazzati e le attività illecite, ma è lì in quella prima scena che c’è il cuore della visione di Marco Bellocchio di Tommaso Buscetta.

Durante la festa che apre il film Il traditore getta un semino, mostra Buscetta preoccupato per uno dei suoi molti figli. Appare devastato dalla droga e in evidenti condizioni precarie. Andando avanti capiremo di essere già nel mondo della nuova mafia, quella che si è aperta al traffico di droga ed ha finito per farla circolare anche al suo interno. Questa scena iniziale con il figlio non ha nessuna economia diretta nella storia, non cambia la trama né la indirizza, eppure quanto Buscetta se ne preoccupi e come lo guardi sono un indizio che lavora nella testa dello spettatore. La droga è la corruzione degli ideali sbandierati da Buscetta, la condizione del figlio è il peccato originale della nuova mafia che smuove in lui qualcosa, il sasso che porta alla valanga del pentimento per abbattere Totò Riina e gli altri.

Così procede Bellocchio, unendo il reale e il cinematografico, la sua storia artistica e quella di Buscetta, i film che ha sempre fatto sulla maniera in cui la famiglia condiziona la vita delle persone e la vera storia del boss dei due mondi. Già il suo duce in Vincere era stato raccontato a partire dalla famiglia, dal figlio illegittimo e la donna con la quale lo ha avuto, ora il pentito che ha cambiato la lotta alla mafia trova la sua chiave di lettura in una visione del mondo antica e tradizionale.

Ma non c’è solo questo nel film. Marco Bellocchio ha una visione molto poco retorica e decisamente poco epica della mafia. Pentiti e accusati sono una serie di contadini che si fanno dispetti e ripicche tramite lo stato italiano. Primo tra loro Tommaso Buscetta, colto bello e sofisticato con baffo d’ordinanza, imprenditore agrario di professione, mafioso d’altri tempi nella realtà. Quella nella sua vita prima del processo è una cavalcata che Bellocchio conduce con espedienti stranamente moderni come il testo in sovrimpressione da Sorrentino (lo usava bene il Il divo) e un utilizzo modernissimo di musica tradizionale.