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Un interrogazione parlamentare su l'ex dirigente del Commissariato di Bagheria oggi alla Digos Palermo, sul caso firme false a 5 stelle.

"Chi ha disposto il trattenimento del giornalista de 'Le Iene' nella Digos di Palermo e la perquisizione della sua abitazione a Roma? L'ufficio della Questura di Palermo dove presta servizio il vicequestore Pampillonia è lo stesso che nel 2013 aveva svolto e immediatamente archiviato le indagini sulle presunte firme false del M5s?".

Sono le domande che un'interrogazione presentata da alcuni deputati Dem - primo firmatario David Ermini, responsabile Giustizia del Pd - rivolge al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per fare luce su alcuni fatti che, "se rispondenti al vero, destano particolare preoccupazione

L'interrogazione si riferisce, in particolare, ad un articolo del quotidiano La Stampa dell'11 novembre scorso in cui si riporta la testimonianza dell'inviato a Palermo del programma tv Le Iene, Filippo Roma. Il giornalista ha da alcuni mesi "avviato un'inchiesta in merito alla raccolta delle firme da parte del M5s, durante le elezioni amministrative di Palermo del 2012 e in particolare sul ruolo rivestito dal vicequestore aggiunto della Digos di Palermo Pampillonia".

Le Iene hanno acceso i riflettori su Pampillonia che effettivamente ha un cugino candidato alle comunali del 2012, e che lo scorso settembre ha accompagnato Beppe Grillo a braccetto al mercato di Ballarò, durante Italia5Stelle. Dopo il servizio televisivo, l’inviato Filippo Roma è stato convocato in Questura a Palermo. Qui - si legge nell'interrogazione rivolta al Ministro - è stato "trattenuto per tre ore" e "senza un avvocato". Il motivo è la notifica per la consegna di materiale probatorio che si trova a casa dell’inviato a Roma.

Roma in particolare, ha spiegato in un'intervista a La Stampa "di essere stato trattenuto per tre ore da Pampillonia in questura a Palermo, mentre il vicequestore 'dirigeva al telefono' funzionari della digos di Roma inviati a prelevare del materiale in casa dell'inviato". "Non c'era nessuno e ho dovuto mandare mia suocera. Si sono presentati senza mandato. I pubblici Ministeri avevano chiesto precisi documenti. Ma una volta lì Pampillonia ha detto di cercare se c'era anche dell'altro tra le mie carte. Hanno preso l'esposto anonimo da cui è partita la nostra inchiesta". Cioè quell’esposto in cui, come unica traccia, si parlava di un funzionario della Digos "con amicizie e parentele nei 5 Stelle".

Anche la Federazione nazionale della stampa, ha pubblicato un comunicato evidenziando "le modalità adottate che suonano come un chiaro tentativo di bavaglio e intimidazioni", auspicando che sia fatta "piena luce sull'accaduto e che, ove emergano chiare responsabilità o abusi da parte delle forze di polizia, vengano adottate sanzioni adeguate: a nessuno, in democrazia, può essere consentito di attentare alla liberta' di espressione"

fonte livesicilia